giovedì 16 dicembre 2010

NOI RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO

E' un film drammatico del 1981, diretto dal regista Uli Edel. Si ispira alla vera storia di Christiane Felscherinow, dalla quale è stato tratto l'omonimo romanzo, basato sulle interviste compiute nel 1978 nel cercare Neukolln da due giornalisti durante il processo per spaccio e consumo di sostanze stupefacienti in cui la protagonista era testimone e imputata. Rispetto al libro il film ha avuto maggiore notorietà e presenta una trama più snella. Nela versione cinematografica alcuni personaggi principali appaiono del tutto marginali; non c'è traccia del padre di Christiane e la sua amica Stella è poco più di una comparsa. Il regista ha voluto concentrare l'attenzione degli spettatori sul processo di degrado e di disfacimento psicologico dei suoi giovani personaggi che appartengono ad un contesto storico, sociale, morale anch'esso in disfacimento: la periferia di Berlino, immagini molto "crude", non per scandalizzare, ma affinchè suscitino nello spettatore la riflesssione sul problema della tossicodipendenza e della prostituzione giovanile, tematiche centrali del film. Il racconto della vicenda procede "a marce levate" verso il drammatico finale, sottolineate dalle note lugubri di David Bowie che fungono da colonna sonora e commento. Edel con mastria fa emergere attraverso la vicenda dei personaggi, storie di solitudine e abbandono a se stessi, pericolose in una fase esistenziale di transizione, come l'adolescenza; periodo in cui non si ha una personalità definita; ci si vede goffi, ci si sente non capiti e rifiutati dal mondo degli adulti. Da ciò l'esigenza di sentirsi qualcuno, integrandosi in un gruppo. Il film mette bene in evidenza anche le cause del disagio giovanile: la dissoluzione di un valore-istituzione fondamentale, la famiglia; l'incapacità dei genitori di capire e comunicare con i propri figli; il perbenismo ipocrita borghese che condanna, ma che spesso approfitta del disagio di un giovane; i meccanismi e i ritmi disumani di una città moderna,Berlino, che inghiotte l'individuo, non lo accoglie. Christiane inizia con le anfetamine; in seguito spinta anche dall'amore per Detlef, un eroinomane, poichè vuole essere una cosa sola con lui, fa uso anch'essa di eroina; in un bagno della stazione si innietta la prima dose, nonostanteil giovane sia contrario. Tenta insieme a lui di disintossicarsi, ma ricade nel giro; arriverà a prostituirsi per procurarsi i soldi della dose. Dopo che Alex e Kessi, suoi amici, muoiono di overdose e Detlef, che si prostituisce, va a vivere con un cliente, Christiane decide di spararsi "il buco finale" in un bagno freddo. Ma la madre riesce a recuperarla e il film si conclude con la voce fuori campo di Christiane che acconta l'esito positivo della sua storia.

mercoledì 15 dicembre 2010

INTO THE WILD

"Into the wild" è un film diretto da Sean Penn, tratto da un libro di Jon Krakauer che racconta la vera storia di Christopher McCandless, ambientato in america agli inizi degli anni '50. Il protagonista è un giovane ribelle, tormentato, appartenente ad una agiata famiglia; dopo aver conseguito brillantemente il diploma , rinuncia ad una laurea prestigiosa e ad una probabile carriera unversitaria; brucia le sue carte di credito, abbadona ogni confort, rompe con la sua famiglia, per sfuggire dalla prepotenza del padre e dalla società del benessere che giudica vuota e priva di valori. Cambia nome e dopo aver donato i suoi soldi a un'associazione, in autostop e poi su una vecchia auto, inizia il suo viaggio verso le terre selvagge del West, non contaminate dal progresso, alla ricerca della libertà, della purezza di se stesso. Durante il percorso incontra vari personaggi con cui istaura un rapido, ma significativo dialogo, anche per colmare il vuoto familiare e trovare risposta ai suoi interrogativi esistenziali. Si ostina, però, a rifiutare qualsiasi legame e solo, senza mai fermarsi in un luogo, continua il suo viaggio-ricerca convinto di bastare a se stesso e che solo il rapporto con la natura selvaggia possa aiutarlo a ritrovare il senso della vita. Il finale è tragico: Christopher muore dopo aver mangiato alcuni semi velenosi, e solo mentre sta morendo trova ciò di cui è andato alla ricerca: il senso di ognuno di noi sono gli affetti; con il cuore, solo in una natura imponente si riconcilia e abbraccia i suoi familiari; muore sereno, come un vecchio saggio, perchè il suo viaggio gli ha insegnato che siamo "animali sociali" e abbiamo bisogno degli altri,come essi hanno bisogno di noi. Essere autonomi è saper ascoltare e amare coloro che ci circondano, pur con i loro limiti. Nei confronti della società bisogna essere critici, ama questo non significa rifiutarla in blocco, chiudendoci in un arrogante individualismo. Abbiamo il dovere di impegnarci, affinchè il mondo diventi a dimensione dell'uomo e non a nostraimmagine e somiglianza.

LA CLASSE

"La classe", palma d'oro al festival di Cannes del 2008, è tratto dall'omonimo libro di François Bègaudeau che interpreta la parte dell'insegnante. Il film racconta quanto accade tra le mura di una classe media superiore di Parigi e del rapporto tra gli alunni e il loro insegnante di lettere. La vicenda inizia con Bègaudeau che incontra i colleghi all'apertur dell'anno scolastico e poi la sua classe di 25 elementi; sono un gruppo eterogeneo di ragazzi, immigrati di seconda generazione; hanno assunto il tipo di abbigliamento e il linguaggio dei giovani francesi della loro età; hanno origini diverse: africani, musulmani. Gli alunni in questione non sono attori di professione, sono adolescenti, scelti dal regista, che hanno trascorso tutte le loro vacanze davanti la telecamera. Questo affinchè ognuno di loro mettesse qualcosa di sè nel personaggio che interpretra, umanizzandolo, evitando di cadere in facili luoghi comuni(l'allievo svogliato, indisponente, disadattato, ecc..). La trama del film è determinata dall'insieme delle varie situazioni vissute durante l'anno scolastico di una classe "difficile". Il regista dà risalto al rapporto tra i ragazzi e l'insegnante di lettere che cerca di appassionarli allo studio, di aprire con loro un dialogo e soprattutto di educarli al confronto e al rispetto delle regole. Questo crea molti momenti di conflittualità che Bègaudeau cerca di controllare con equilibrio, cadendo, però, anche in crisi e sperando inutilmente nel supporto del consiglio di classe. Si ha l'impressione di essere non spettatori di una storia con una trama ben precisa, ma di un reality in cui una telecamera riprende giorno per giorno ciò che avviene all'interno di una classe in manoera fredda e distaccata. I protagonisti non vengono, però, ripresi fuori dalle mura scolastiche, nel loro contesto di appartenenza sociale: la famiglia, gli amici, ecc...; il film non sottolinea le problematiche esistenziali dell'adolescenza e soprattutto di ragazzi immigrati in una città occidentale e moderna, come Parigi. Nulla emerge riguardi il loro inserimento sociale e culturale in questo contesto. Qualche critica ha sottolineato che questo è un limite del film. In realtà Bègaudeau e Cantent hanno voluto evidenziare un problema di grande attualità, oggetto di dibattito: il ruolo della scuola inn una società multietnica(tematica centrale del film); con i seguenti interrogativi: quali obbiettivi la scuola attuale deve proporsi ed è in grado di perseguirli o necessita di un processo di trasformazione? I docenti, nonostante la loro sensibilità e buona volontà hanno le competenze e gli strumenti indispensabili per contribuire all'accoglienza e all'integrazione degli immigrati? Il film non offre nessuna soluzione, lascia aperto il problema affinchè sia oggetto di riflessione; comunque, mette bee in evidenza non solo il disagio degli alunni, ma soprattutto della scuola in una fase di transizione storica.

martedì 14 dicembre 2010

Un software per il paradiso_Raffaele Castelli

Questo romanzo tratta la storia di un ragazzo,Umberto, che abbandona gli studi per potersi dedicare alla sua passione: i software. Aveva realizzato un software in grado di prevedere gli eventi futuri e lo aveva messo gratuitamente in rete. Un giorno mentre stava navigando entro nel sito della difesa, pensando di aver violato chissà cosa. Un giorno due ceffi lo cercarono e luì scappò pensando che lo cercavano per il fatto del sito. Da qui inizia tutta la sua avventura in giro per l'italia e la grecia. Questa sua fuga prosegue per molto tempo, finchè un giorno,tornato a Montepulciano, il suo paese di origine, pensa che era molto strana questa situazione e ricorda che molto tempo addietro era stato investito da una moto.
Libro molto ben scritto, ideale per chi ama ridere e con una trama avvincente. Consiglio di acquistarlo